Dettaglio delle cuspidi dei trulli con il tetto in chiancarelle di pietra a secco e il pinnacolo bianco
Trullo, il tetto in chiancarelle di pietra a secco — foto: Benjamin Smith · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ci sono paesaggi che sembrano naturali e invece sono interamente costruiti. La Valle d'Itria è uno di questi: ogni muro, ogni cupola, ogni terrazzamento nasce dalla stessa operazione, ripetuta milioni di volte, di raccogliere le pietre affioranti dal terreno e rimetterle in piedi. Non è folklore, è una tecnica, ed è una delle più raffinate del Mediterraneo.

La pietra a secco, un sapere riconosciuto dall'UNESCO

Nel 2018 l'arte dei muretti a secco è stata iscritta nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'UNESCO, in una candidatura transnazionale condivisa da otto paesi europei: Cipro, Croazia, Francia, Grecia, Italia, Slovenia, Spagna e Svizzera. La tecnica consiste nel costruire disponendo le pietre una sull'altra senza impiegare altri materiali, se non in alcuni casi la terra asciutta: la stabilità nasce dall'incastro e dalla gravità, non dal legante.

Il riconoscimento non premia un monumento ma un sapere: la capacità, conservata e trasmessa nelle comunità rurali e fra i costruttori di mestiere, di leggere ogni pietra e capire dove va collocata. In Puglia questa pratica ha prodotto un intero sistema territoriale: muretti che delimitano i fondi, trulli, torri costiere, pagghiare e altre costruzioni nate per necessità pratiche e diventate, nel tempo, identità.

Il trullo: come funziona davvero

Il trullo è una costruzione a pianta circolare con copertura conica realizzata per aggetti successivi: gli anelli di pietra si restringono progressivamente verso l'alto fino alla chiusura, senza centine e senza malta. Le lastre calcaree esterne, le chiancarelle, sono posate in modo da far scivolare via l'acqua piovana, che viene convogliata in cisterne. I muri, spessissimi, garantiscono una straordinaria inerzia termica: fresco d'estate, tiepido d'inverno.

La concentrazione più celebre è ad Alberobello, i cui rioni di trulli sono iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO dal 1996. Ma il trullo, nato come costruzione rurale, si trova disseminato in tutta la campagna della Valle d'Itria: è proprio nelle contrade, isolato fra gli ulivi e le vigne, che si capisce la sua funzione originaria.

Le cummerse di Locorotondo

A Locorotondo la grammatica cambia. Il centro storico, dalla pianta circolare che ha dato il nome al paese, è caratterizzato dalle cummerse: case dal tetto a doppio spiovente, rivestito anch'esso con lastre di pietra, che si innalza sopra abitazioni strette e alte. È una soluzione diversa dal cono del trullo ma nata dalla stessa logica, cioè far defluire l'acqua e usare esclusivamente materiale locale. Il risultato, visto dall'alto, è un tessuto compatto e bianchissimo che sembra un unico organismo.

Le volte a stella, la pietra che diventa geometria

C'è poi un capitolo meno raccontato e, per certi versi, ancora più affascinante. Dentro i palazzi e le case dell'altopiano, il soffitto si apre spesso in una volta a stella: una struttura in tufo in cui i costoloni si incrociano disegnando figure geometriche raggiate, che partono dagli angoli e convergono al centro.

È una tecnica che richiede maestria assoluta nel taglio della pietra e nel calcolo delle spinte, e che caratterizza tanto gli edifici religiosi quanto l'architettura civile della Valle d'Itria, dai palazzi nobiliari del barocco di Martina Franca alle case padronali di campagna. I muri portanti spessi, tipici di queste costruzioni, sono la condizione necessaria perché la volta possa scaricare a terra il suo peso. La Regione Puglia ha riconosciuto i sistemi voltati in tufo e i saperi artigiani che li tramandano come elementi caratterizzanti del proprio patrimonio culturale, promuovendone la conservazione.

Come leggere il paesaggio

Provate a guardare le campagne con occhi nuovi. Le pietre dei muri a secco non sono casuali: le più grandi in basso, quelle piccole a incastro, quelle piatte in cima. I varchi nei muri sono passaggi studiati per gli animali. I cumuli di pietre, le cosiddette specchie, sono il modo antico di smaltire il pietrame liberato dai campi. E ogni cupola che spunta fra gli ulivi è stata costruita da qualcuno che non aveva un progetto scritto, ma un sapere ricevuto in eredità.

Dormire dentro la tradizione

Comprendere questa architettura cambia completamente la percezione di uno spazio. La Suite Dream 26, a Montalbano di Fasano, si sviluppa per ottantacinque metri quadrati sotto volte a stella in tufo: non un richiamo decorativo, ma la tecnica autentica del territorio, con la stessa pietra dorata e la stessa geometria che ritroverete nei palazzi dei borghi bianchi. Attorno, la piana degli ulivi secolari e i muretti a secco completano il quadro. Soggiornare qui, con la minipiscina idromassaggio, la sauna e il bagno turco a uso esclusivo, significa vivere da dentro un linguaggio costruttivo che nel resto della vacanza si potrà soltanto guardare da fuori.

Una notte sotto una volta a stella

Suite Dream 26 conserva le volte a stella in tufo della tradizione della Valle d'Itria, in una suite di ottantacinque metri quadrati a uso esclusivo. L'architettura del territorio diventa la vostra stanza.